IL BAMBINO TIMIDO
di Simona Carattini
La timidezza è un atteggiamento mentale che porta ad essere estremamente preoccupati della valutazione sociale che gli altri possono dare di noi, con la conseguente tendenza ad evitare ogni persona o situazione che in qualche modo possa implicare una critica. È una condizione generalmente sottovalutata, come pure le sue conseguenze. Essa rende, infatti, difficile incontrare persone nuove, difendere efficacemente i propri diritti ed esprimere le proprie opinioni davanti ad altre persone, ostacola la lucidità di pensiero e la comunicazione ed è accompagnata da stati d'animo negativi come la depressione, la scarsa autostima, il senso di solitudine.
Gli autori esaminano nel testo le cause, le dinamiche e le manifestazioni della timidezza e presentano un programma per prevenirla o superarla promuovendo la sicurezza di sé, insegnando le abilità per gestire le emozioni e le situazioni sociali e migliorando l'autostima.
Tra i comportamenti e gli atteggiamenti caratterizzanti un bambino timido si possono enumerare i seguenti: il bambino è tendente a conformarsi, è schivo, è facile all'imbarazzo, parla con voce sommessa, parla poco, condivide raramente i suoi problemi e le sue idee, inizia raramente le interazioni ed è timoroso con gli estranei.
Le quattro principali paure del timido sono la paura di essere giudicato negativamente, la paura di non riuscire a gestire le situazioni sociali, la paura di essere rifiutati da una persona che piace o che dispone di qualcosa di desiderato e la paura dell'intimità. Manifestazioni fisiche di queste paure sono accelerazione del battito cardiaco, crampi allo stomaco, sudorazione abbondante; inoltre si arrossisce. La mente, a sua volta, si riempie di pensieri e sensazioni spiacevoli, ci si preoccupa per la goffaggine con cui si sta gestendo la situazione e quello che possono pensare gli altri di noi. L'aiuto che possiamo dare come insegnanti è proporre al timido l'esercizio alla socializzazione, dando fedd back costruttivi ed aiutando a perfezionare le sue abilità sociali, gratificando lo sforzo.
Due sono le categorie fondamentali di persone timide
- gli introversi: la loro timidezza non può essere nascosta
- gli estroversi: cercano di nascondere la propria timidezza sorridendo, essendo cordiali, ma dentro provano tutte le sensazioni dei timidi (1). Molti di essi fanno professioni agli antipodi della timidezza (attori, politici, cantanti), ma tutti ammettono che nella vita normale si sentono persi e timidi
Le origini della timidezza: genetiche ed ereditarie sì e no: sono le esperienze vissute a partire dall'infanzia a generare o meno individui timidi; fattori scatenanti sono persone estranee, insegnanti autoritari, genitori, situazioni come il parlare in pubblico, situazioni nuove, situazioni in cui si viene valutati, situazioni in cui si è al centro dell'attenzione.
Lo stile genitoriale per combattere la timidezza.
Tra gli stili possibili (permissivo, autoritario e autorevole) è preferibile il terzo, perché si è attenti ai bisogni del bambino, dandogli affetto e contatto fisico, parlando con lui, ma imponendo regole da far rispettare con coerenza.
Elementi dello stile autorevole efficaci per combattere la timidezza:
- contatto fisico sicuro
- parlare, lasciar parlare il proprio figlio, anche di ciò che lo fa arrabbiare
- amare incondizionatamente
- disciplina con amore/comprensione (richiami privati non davanti alla classe)
- insegnare la tolleranza
- evitare le "etichette" (pigro, imbranato, cattivo)
- costruire la fiducia
- dedicare attenzione
Strategie per ridurre la timidezza
Evitare aspettative troppo alte (o troppo basse). Far capire che per padroneggiare un certo tipo di compiti ci vuole pratica (es. lettura - sport). Il bambino non deve pensare che l'amore sia subordinato ai risultati ottenuti. Evitare di promuovere la dipendenza del bambino da noi, anzi insegnare ad essere indipendenti e fare le cose da soli (vestirsi, lavarsi, cose in casa).
Importanza di preparare il bambino al successo e all'insuccesso, ragionare insieme sulla prestazione, sul perché dell'insuccesso e sulle motivazioni che spingono alla prestazione. Non deve essere solo per i genitori che il bambino si esibisce, ma per sé, per un suo piacere.
Insegnare al bambino ad essere socievole
Gli insegnanti devono cercare di dare feed back positivi piuttosto che negativi
La timidezza nelle varie fasce d'età
2 - 6 anni
- vaccino contro la timidezza: prendersi cura, condividere, osare, arrabbiarsi. N.B. non confondere il contegno tranquillo con la timidezza
6 - 12 anni
- Se si chiede a un bambino di fare più di quello che è in grado di fare e poi si critica la sua incapacità si mina alla base la percezione di sé
- Spesso l'eccessivo interesse per l'approvazione sociale focalizza la loro attenzione sui mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi desiderati
- Bisogna gratificare gli sforzi che fanno per uscire dalla timidezza
- A volte non danno buone prestazioni perché sono preoccupati per pensieri negativi e ansiogeni, per la paura di essere messi al centro dell'attenzione
- Non bisogna intervenire nei conflitti tra pari quando avvengono ad armi pari; bisogna intervenire, anche a scuola, se un bambino viene trattato da capro espiatorio da un gruppo di altri
12 - 17 anni
- Importanza di essere popolari
- Paura dell'altro sesso
- Per aiutare un figlio adolescente timido: cura dell'aspetto fisico (curare pelle, peso, denti, abbigliamento)
- Importanza della privacy (tranne quando temiamo l'uso di droghe)
- Porre limiti e regole è vengono prese dai figli come segno di cura, anche se prese male
- Dare ragioni su limiti e regole
- Preservare la dignità
- Tenere aperte le linee di comunicazione
- Dare lodi
- Instillare il senso di responsabilità
- Combattere la timidezza con il senso di utilità
Gli anni dell'Università dai 18 in poi
- Chi era timido rimane tale come pure chi non lo è
- Le classi sono così numerose che risulta più difficile "venire fuori"
- Lo studente timido evita seminari e non si espone rimanendo nell'anonimato
